Nei secoli i grandi poeti hanno cantato di uno dei rituali più importanti dell’agricoltura: la vendemmia. Un rituale in cui l’uomo entra in contatto con la natura di cui i contadini da millenni ripetono gli stessi procedimenti e si dedicano alla produzione dello storico nettare degli Dei, il vino.

I contadini attendevano e attendono tutt’oggi con grande ansia settembre, momento in cui l’uva raggiunge la giusta maturazione per poter avviare la vendemmia.

In passato la giornata lavorativa iniziava alle prime luci dell’alba quando i contadini e tutta la famiglia al seguito si avviavano verso la campagna. Una volta riempiti i cesti di uva, si passava alla pigiatura. In questa fase i contadini entravano in diretto contatto con la natura perché pestavano con i loro piedi l’uva appena raccolta. Il mosto ottenuto veniva fatto fermentare in delle grandi vasche dette fermentatori. Al termine della fermentazione iniziava la fase più caratterizzante, l’invecchiamento. Era in questa fase che potevano venir fuori diversi tipi di vini.

La vendemmia non era solo duro lavoro ma anche condivisione, un momento in cui la famiglia si ritrovava e trascorreva del tempo insieme.

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Ancora oggi la vendemmia è vissuta come momento rituale, anche se nel corso del tempo qualcosa è cambiato. Sono stati introdotti nuovi macchinari e nuove tecniche per svolgere la vendemmia in minor tempo, ottenendo un vino di migliore qualità. Il risultato finale sarà il frutto di mesi di lavoro, di secoli di tradizioni tramandate di padre in figlio per produrre qualcosa che sia espressione della propria terra.

Secondo le previsioni, grazie ad un inverno ricco di precipitazioni e l’estate più calda degli ultimi due secoli, questa sarà una grande annata. Ci sarà un incremento del 10% nella produzione di vino.

L’Emilia-Romagna è una delle più grandi regioni vitivinicole con 60000 ettari di terreno vitato. Il clima e le diverse caratteristiche del territorio danno origine alle diverse tipologie di vino prodotto.

In Emilia il protagonista indiscusso è il Lambrusco. La famiglia dei vitigni del Lambrusco si estende da Parma alle zone del modenese. Dalla sua fragrante uva nasce un vino frizzante secco o amabile.

Persino i grandi romani, ne erano stati conquistati. Virgilio parlava di vite lambrusca e Plinio il Vecchio ne parlava nella sua importantissima opera “Naturalis Historia”. Negli anni ’70-’80, la sua esportazione negli Stati Uniti rappresentava il 50% delle esportazioni di tutti i vini italiani. Il Lambrusco era presente su tutte le tavole degli americani e per questo motivo fu definito la Coca-Cola italiana.

Oggi, il Lambrusco continua a far parlare di sé. Uno dei più importanti critici enogastronomici, Fiona Beckett, lo ha definito come il miglior vino da tavola. Ha conquistato ufficialmente gli Stati Uniti diventando un marchio registrato ed è il vino che è da sempre presente sulle tavole degli italiani. Il Lambrusco rappresenta una delle tante eccellenze emiliane.